UNA TRADIZIONE ITALIANA: LA VESPA

UNA TRADIZIONE ITALIANA: LA VESPA

Autore: Gianluigi Chiaserotti

Il 23 aprile 1946 nelle officine della Piaggio di Pontedera, vide la luce il modello di scooter che prese il nome di “Vespa”.

Fu, senza dubbio, un trionfo italiano. 

Un prodotto di una fabbrica italiana. 

Vespa è soprattutto un’icona dell’italianita’ esportata in tutto il mondo, progettata dall’ingegnere aeronautico, abruzzese di Popoli (AQ), Corradino d’Ascanio (1891-1981).

Infatti quando Enrico Piaggio ebbe l’idea di “creare un motociclo a scocca portante, idoneo all’uso di tutti i giorni ed abordabile per tutti”, scelse, come progettista, il d’Ascanio.

Infatti interessava che fosse una persona sgombera da ogni concetto costruttivo riguardante la motocicletta.

Corradino d’Ascanio detestava dover scavalcare una moto per sedercisi sopra, così sfruttò le sue conoscenze di progettista aeronautico per inventare la prima moto appunto a “scocca portante”, priva di struttura tubolare in acciaio e, grazie a questo, priva di tunnel centrale. 

Adottò una sospensione anteriore ispirata a quella dei carrelli per aerei e creò un motore concettualmente derivato dai motori d’avviamento aeronautici. 

Spostò il cambio sul manubrio, ritenendolo molto più pratico da usare, coprì il motore con il telaio per rimediare alle frequenti perdite d’olio che macchiavano i pantaloni (soluzione, questa, già adottata nell’MP5), aggiunse la ruota di scorta in quanto la maggior parte delle strade dell’epoca erano in sterrato e i motociclisti erano costretti a rimediare alle frequenti forature con soluzione e toppe. 

Modellò la posizione di guida attorno al disegno di un uomo comodamente seduto su una poltrona, affinché la guida prolungata risultasse la meno affaticante possibile. Con l’aiuto di Mario D’Este, suo disegnatore di fiducia, a Corradino d’Ascanio bastarono pochi giorni per mettere a punto la sua idea e preparare il primo progetto della Vespa, prodotto a Pontedera nell’aprile del 1946. 

Era nata appunto la prima Vespa. 

E fu il Piaggio che le dette il nome quando la vide, esclamando “sembra una Vespa”.  

E da quel lontano 1946, lo scooter divenne un’icona pop.

Chi non possedeva una Vespa?

Chi non amava condurre la fidanzata sulla Vespa?

Chi non amava andare a fare le scampagnate in Vespa?

Ma soprattutto chi non amava girare intorno ad una ragazza attirandola sulla propria Vespa?

La Vespa era ed è pop per eccellenza.

E’ la protagonista di films intramontabili da “Vacanze Romane” (1953)  con Audrey Hepburn e Gregory Peck, da “La dolce vita” (1960), ove il paparazzo Marcello la cavalca, da “Poveri ma belli” (1960), in cui si racconta, e con leggerezza, la vita delle classi popolari romane,  ad “American Graffiti” (1973),   dedicato ai sogni della gioventù degli anni ’60 in America, ove lo scooter sfrecciava accanto alle più belle auto d’epoca, da “Caro Diario” (1993) di Nanni Moretti e tanti altri.

La Vespa era il simbolo del “boom economico” dei primi anni ’60 in Italia.

La Vespa è stata esposta nei musei di design italiano, scienza e tecnica di tutto il mondo ed attualmente fa parte della collezione permanente del “Triennale Design Museum” di Milano ed il mitico “MoMa” di New York, ove l’ho potuta ammirare.

Tutto ciò onora e celebra ancora una volta l’operosità e le tradizioni italiane.