UN RICORDO DI DINO BUZZATI

UN RICORDO DI DINO BUZZATI

Autore: Michele Larotonda

Il 2022 è l’anno in cui ricorre i cinquant’anni dalla morte di Dino Buzzati. Questo articolo era doveroso non solo per celebrare uno dei scrittori e giornalista più importanti della nostra letteratura, ma se non altro per commemorare colui che (suo malgrado e involontariamente) ci ha ispirato il nome della nostra rivista.

Non ho mai fatto mistero di essere stato un lettore tardivo, fino ai sedici, diciassette anni avevo altri interessi, talmente forti e coinvolgenti che solo l’idea di toccare un libro, sedermi e mettermi a leggere, mi sembrava una tale perdita di tempo con conseguente e possibile sviluppo di noia e decubito.

Furono tutti inutili i tentativi, soprattutto da parte di mia madre, di avvicinarmi ad un libro, qualunque sia stato il suo titolo o l’argomento trattato, riuscivo sempre ad evitare tale incombenza. A scuola, quando veniva assegnato un titolo, la prima cosa che facevo era controllare in videoteca (quando esistevano) se per caso fosse stata una versione cinematografica: era meglio guardare un film che leggere. usando questo sistema mi sono evitato Una storia semplice di Leonardo Sciascia, l’Impero del sole di James Graham Ballard o Il nome della rosa di Umberto Eco.

Poi le cose sono cambiate e complice un caro amico, la lettura ormai fa parte della mia vita e del mio lavoro.

Durante la scoperta o la riscoperta dei libri, mi sono imbattuto in un’edizione di Un Amore di Dino Buzzati. Inutile dire sono stato illuminato sulla strada di Damasco. Da quel momento ho recuperato tutti i suoi romanzi e non ce n’è stato nessuno che mi abbia deluso. Finivo un romanzo e volevo subito cominciare un altro e un altro ancora, insomma ero diventato dipendente, era diventato un’ossessione.

Amavo i suoi scritti, amavo la sua vita e mi stupivo trovare delle cose in comune: l’amore per la montagna, il segno zodiacale, l’amore per la pittura e tutte le arti figurative e soprattutto l’amore e la dedizione per il giornalismo. Già perché Dino Buzzati era grande giornalista, era una delle penne più importanti del Corriere della Sera. La cronaca nera era il suo pane quotidiano e leggendo i suoi articoli ho scoperto che il giornalismo si può fare anche in maniera diversa. I suoi articoli erano diversi dagli altri pubblicati e su questo invito a leggere Cronache Terrestri per farvi un’idea.

In un certo qual modo, posso dire che se io sono qui oggi lo devo a lui e concludo questo mio articolo con un episodio che ancora oggi, a ripensarci, mi fa sempre sorridere. Si narra che il giorno che Buzzati morì, gli animali dello zoo di Porta Venezia si misero a fare un gran baccano, quasi a voler salutare colui che, ogni mattina, prima di andare al Corriere, passava e dava da mangiare a tutte le povere bestie imprigionate. Si narra che il guardiano dello zoo lo vedeva sedersi davanti alle gabbie e togliersi il cappello in senso di rispetto a chi è imprigionato senza ragione. Si narra, infine, che prima di morire, disse a sua moglie che se l’avessero chiamato per scrivere un articolo, lo avrebbe fatto subito.

Se questo non è amore per la scrittura! Se questo non è amore per le parole!

Grazie Dino