UN (EX) RAGAZZO DEL NORDEST ANNI 90

UN (EX) RAGAZZO DEL NORDEST ANNI 90

Autore: Davide Libralato

L’ immagine è nitida quasi stessi parlando di ieri; ricordo quel ragazzino che (come quasi tutti i suoi coetanei) stava crescendo tra mille difficoltà e ben poche certezze, coltivando numerose passioni che pian piano lasciavano il posto al dover fare i conti con la vita stessa, nella realtà in cui gli era dato sbocciare e con i modelli che tanto rappresentavano ideali da coltivare. Raccontare la storia di questo giovanotto non è così diverso dal raccontare quella di un suo amico o del “comune” ragazzo del Nord Est anni ’90. Nel mio caso l’indirizzo scolastico è stato un dramma ancor prima di esser scelto. Non perché questo non fosse intrigante o interessante, ma perché non era il mio. Questa sembra un’affermazione banale ma è proprio la chiave di tanti quesiti, di tante incertezze e di tanti ostacoli che hanno posticipato alcune prese di coscienza.  A molti capitava di scegliere la propria strada per suggerimento di insegnanti poco attenti o peggio ancora (in buonissima fede ovviamente) da genitori convinti di avere la chiave giusta per aprire le porte della vita ai propri figli. In quegli anni (e questa cosa la sottolineo con un velo di tristezza per la generazione odierna) qui nella pianura Padana gli stimoli e le possibilità erano ovunque girassi lo sguardo, conforme al contesto lavorativo in cui ti volessi inserire. Durante le scuole medie, nel periodo delle vacanze estive ognuno di noi affrontava un lavoretto con l’unico obiettivo di racimolare la cifra necessaria per (a seconda sempre delle preferenze) affrontare le proprie uscite senza gravare sulle spalle dei genitori; o per l’acquisto del motorino, autosostentare le spese più disparate, per finanziare la settimana al mare e via così.  La cultura del lavoro e dell’indipendenza economica era al di sopra di ogni cosa. Detto così, il concetto non fa una piega e rimane sempre e comunque qualcosa di nobile e indiscutibile.  Il “problema” subentrava però nel momento in cui questa cosa cominciava a toccarsi con mano, intaccando la personalità e le scelte dell’individuo. Ci tengo a precisare che con queste mie parole non voglio identificare realtà di vita vissuta facendo di tutta l’erba un fascio ma voglio solo descrivere ciò che i miei occhi hanno potuto vedere in decine di realtà accanto alla mia… accanto e anche dentro direi. Questa “facilità” di toccare con mano l’immediato ritorno economico è stato, per molti di quelli che si trasformavano poi in perfetti lavoratori, un’arma a doppio taglio, che ha in un certo modo “ingabbiato” il ragazzo in una realtà lavorativa allontanandolo troppo presto dalla possibilità di coltivare le proprie attitudini e passioni. Il “guadagno facile” inteso come entrata sicura e immediata ha legato più del dovuto i giovani ad un impiego spesso casuale e a volte addirittura inadatto.<br>Se poi ci aggiungiamo che molti di questi non avessero le idee chiare e purtroppo poco illuminate da chi forse un aiuto in più poteva darlo, il gioco è (stato) fatto. Per esempio, il sottoscritto ha scelto la scuola apparentemente (e forse anche realmente) più semplice per conseguire il tanto agognato diploma senza troppa fatica, non considerando a sufficienza la propria persona e accantonando quelle che erano le caratteristiche sulle quali poter creare un (perché no) rigoglioso futuro. In quegli anni il tessile era ricco e promettente sufficientemente da farmi diventare Perito Tecnico. Nonostante ciò, per quella voglia di avere subito un lavoro che potesse corrispondermi uno stipendio senza passare da apprendistato o simili, sono entrato in contesti completamente estranei ai miei studi.
Tutti lavori in cui comunque ho dato il massimo e che poi mi hanno dato anche diverse soddisfazioni, esattamente come quello che faccio da ormai quasi due decenni. Con gli anni ho capito però che il tempo non torna; con questo non rimpiango totalmente le scelte e gli errori annessi, ma credo di poter dire che sia importante rendersi conto il prima possibile che la propria personalità deve portarci a fare e ad essere quello che siamo. Perché questo prima o dopo bussa alla nostra finestra, magari tirando anche un sasso sul vetro tanto da farci sentire apparentemente impreparati. A quel punto la strada è ugualmente percorribile… solo è un peccato non averla fatta prima! Ad ogni modo un po’ della “fretta”  che quel ragazzo degli anni ’90 aveva dentro mi è rimasta, ma riesco a godere di ogni momento e a sfruttarlo (quasi sempre) a mio favore. Non esiste un momento preciso per dedicarsi alle passioni, nemmeno  agli studi o agli impegni, basta che però ce ne accorgiamo.
Parola di un Perito Tessile devoto alla scrittura, alla musica ed alla cucina.