REVIVAL DI STEPHEN KING-POTENTE COME UN FULMINE

REVIVAL DI STEPHEN KING-POTENTE COME UN FULMINE

Autore: Sabrina Fava

Stephen King stupisce con quest’opera di una profondità soverchiante. Forse sono io che sono cresciuta e non sono più la ragazzina di diciassette anni che rabbrividiva pensando al clown ballerino e forse vedo i suoi scritti con occhi differenti. Potrei aver cominciato a tralasciare i dettagli raccapriccianti, focalizzandomi sul messaggio racchiuso nelle sue parole. D’altro canto potrebbe essere lui stesso che con lo scorrere del tempo è diventato un vecchio saggio ed ha imbrigliato perle fra mura di inchiostro e carta. C’è solo un modo per scoprilo, voglio tentare di divenire minuscola, piccola a tal punto da entrare nella narice del Re e giungere fino al suo adorabile cervello malato e traviato. Con un po’ di sforzo riesco ad immettermi, il maledetto ha opposto resistenza. Mi stiro i vestiti e guardando attraverso i suoi occhi vedo le dita nodose come rami secchi digitare parole sulla tastiera.

Butto un’occhiata al calendario. È il 2014 ed ha quasi terminato la stesura di Revival. Mi volto e comincio a camminare immergendomi nella sua fantasia. Ho le Vans blu posate su un terreno arido, avanzo lentamente. Siamo nel New England, forse proprio nel Maine, il suo Stato natale e sono gli anni ’60. Ora comprendo il titolo dell’opera, è un vero e proprio “revival”, un ritorno alle origini a quando le opere kinghiane erano poco più di una dozzina. L’autore conosce quell’epoca, l’ha vissuta appieno. L’ha assaporata, l’ha inspirata, l’ha indossata, l’ha ascoltata e ne è stato schiavo come ogni americano.

Sento il vento, gli uccellini cinguettare, e vedo un bambino che gioca alla mia sinistra. Jamie Morton ha sei anni e sta combattendo una battaglia all’ultimo sangue con i soldatini di plastica che gli hanno regalato poco tempo addietro.

Un altro passo e lo scenario cambia appena, mi fermo a fissare un uomo che si è affiancato a lui, è il reverendo Charles Jacobs.

E in un istante tutto cambia. Uno schiocco, un ragazzino che non parla più, un brivido mi percorre la schiena, elettricità. Il reverendo porta con sé un segreto, può guarire le persone con strani marchingegni da qualsiasi malattia, anche la più mortale e Jamie lo sa.

Un altro passo e sento uno stridio di gomme, olezzo di alcol. È il giorno della Predica Terribile. Il reverendo ha appena perso moglie e figlio in un incidente stradale, il quale ricorda fin troppo bene quando nel 1999 l’autore venne investito mentre passeggiava i soliti 6 km su una strada del paese per sgranchire le gambe. È in chiesa e sta parlando ai suoi fedeli . Ed è proprio qui che secondo me King decide di alzare l’asticella. Possiamo lasciarci alle spalle l’uomo che scrisse dell’alcolizzato Jack in Shining o del buon uomo che era John Coffey in Il miglio verde. Penso che abbia capito una cosa fondamentale durante il suo percorso di vita. Credo sia stato attanagliato dalla consapevolezza che non sono necessari mostri raccapriccianti per conferire crudezza alla sua opera… no… basta la vita. Perché la vita quando vuole, può essere assai crudele. E che diamine c’è di più doloroso della perdita di un figlio? Sto per riportarvi schietta e pura blasfemia di cui le pagine che ho stretto con così tanta forza fra le dita, sono inzuppate.

«Non c’è nessuna prova dell’esistenza di mete ultraterrene. Nessuna evidenza scientifica, ma solo una vaga garanzia, unita al nostro disperato bisogno di credere che tutto abbia un senso. Però, mentre nel retro dell’agenzia funebre abbassavo lo sguardo sui resti martoriati di mio figlio, che sarebbe voluto andare a Disneyland molto più che in paradiso, sono stato illuminato da una rivelazione. La religione è l’equivalente di un’assicurazione da quattro soldi, dove versi le rate anno dopo anno, e quando ti servono i proventi per i quali ti sei sacrificato così religiosamente, scopri che la compagnia non esiste e sei stato truffato.»

Charles Jacobs pensava di vivere un sogno ad occhi aperti, era felice, era soddisfatto. Ma dopo pochi anni di serenità gli era stato strappato via dal Dio in cui tanto credeva. Cos’aveva fatto per meritarsi tale punizione?

Mi costringo a uscire con forza dalla mente di King perché ho le allucinazioni, le stesse che asfissiano il protagonista. Perché oramai il bambino è diventato adulto, lancio un’ultima occhiata e lo vedo stringere una chitarra fra le braccia e tentar di strimpellare qualcosa che inizia in mi, con la mente offuscata dall’eroina. Potrebbe morire, morirà per certo. Verrà qualcuno a salvare Jamie Morton? Stephen King ha cominciato a scrivere per affrontare i demoni della mente, a suonare per diletto, ma chi l’ha salvato da quelli artificiali? Chi l’ha salvato dalla schiavitù?