QUENTIN TARANTINO E LA CULTURA POP

QUENTIN TARANTINO E LA CULTURA POP

Autore: Sabrina Fava

Non è semplice addentrarsi in quella che è una mente malata, traviata e al contempo geniale. Quest’uomo, tuttavia, con i suoi film ci ha donato una miriade di strumenti per riuscire ad “aprire quella porta” così da sbirciare almeno un pochino scorgendo la sua materia grigia. Ci ha dato dei dettagli permettendoci di comprendere quali siano le sue passioni e le sue stranezze… perché si sa “Le cose importanti da ricordare sono i dettagli”. Di chi si tratta? Ovviamente del pluripremiato regista: Quentin Tarantino.

Un uomo dalle labbra arricciate, dal mento appuntito e dai bulbi oculari incastonati fin troppo nel cranio ha segnato il mondo del cinema. C’è una voragine immaginaria nel terreno della finzione che suddivide il grande schermo in due contee infinite fra prima e dopo Tarantino.

Ma riavvolgiamo la pellicola a velocità più dieci e torniamo indietro nel tempo manco ci fossimo catapultati in S.O.S. Fantasmi del 1988 nella reinterpretazione di A Christmas Carol. (Siamo sotto Natale e non potevo astenermi dal dirlo!)

A questo punto vediamo un ragazzotto camminare per le vie della cittadina in cui abita, la mano sinistra libera e la destra a stringere una vecchia Super8. Era quasi tediato di dover riprendere il mondo da quella che è la noiosa normalità, un semplice occhio posato sulla cinepresa non gli dava gusto.

Stava quindi passeggiando fin quando il suo sguardo non era incappato in qualcosa che aveva stuzzicato il suo interesse. Una vecchia auto con il bagagliaio aperto era stata lasciata alla sua solitudine. Il piccolo Quentin aveva deciso così di infilarcisi all’interno, di avvicinare la Super8 al volto e proprio in quel momento la musica della sua vita aveva cambiato ritmo. Il mondo da quella prospettiva era molto più intrigante.

Uno dei feticismi di Tarantino è proprio l’inquadratura dall’interno del bagagliaio che ritroviamo in ogni suo film insieme alle sigarette Red Apple, alla spasmodica passione per i piedi e al desiderio di estremizzare quelle che sono vicende quotidiane con una maestria disarmante.

Ci si può domandare che cosa sia stato a renderlo così grande, quale sia stato quel dettaglio che ha fatto di lui un uomo unico e improbabile. Lui che era stato chiamato Quentin in onore dell’attore di film western che piaceva tanto a sua madre. Quint Asper.

Era stata la semplice passione per il cinema e il fatto che sia sempre stato un nerd incredibile, ecco cos’ha fatto la differenza.

Per rendere un film, un “cult”, deve venir stroncato dalla critica almeno un centinaio di volte ma lui è riuscito a renderli tali al primo colpo. Quentin è una persona qualunque che ha fatto della propria passione pura arte.

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