PHILIP ROTH, LA BIOGRAFIA

PHILIP ROTH, LA BIOGRAFIA

Autore: Michele Larotonda

Su Philip Roth se n’è detto di ogni. C’è chi l’ha definito pazzo, chi misogino, chi incostante, chi ipocondriaco, chi malato di mente, ma nonostante tutto quello che si è detto, è impossibile non rimanere affascinati dalle sue pagine, ormai consegnate alla storia della letteratura, che lo fanno diventare il più grande scrittore americano del XX secolo.
Considerato come uno dei romanzieri ebrei in lingua inglese più importanti insieme a  Saul BellowHenry RothE. L. DoctorowBernard Malamud e Paul Auster, ha saputo coniugare nei suoi scritti tematiche tipiche di Kafka e Freud per raccontare il malessere della vita ebraica negli Stati Uniti.

Dopo un esordio folgorante con Goodbye Columbus, diventa celebre e diventa un caso editoriale con Lamento di Portnoy che secondo alcune interviste rilasciate, lo scrittore dichiarò che consigliò ai suoi genitori di emigrare perché il romanzo che sarebbe uscito da lì a poco sarebbe stato uno scandalo di dimensione epocali. E fu così. Il romanzo in questione parlava di sesso in maniera estrema, Roth non ha paura. È ben consapevole che nel 69 parlare di questi argomenti non è certo facile e ben visto.

Eppure il successo gli dà ragione e crea una sorta di estimatori e detrattori che aspettano con ansia ogni suo scritto che lo portano pian piano a vincere diversi premi (tra cui il prestigioso Pulitzer), ma mai il Nobel.

I suoi romanzi sono vere e proprie autobiografie romanzate, il suo alter ego letterario Nathan Zuckerman visto in diverse opere è un personaggio perfetto e la sua Pastorale Americana che diventerà, anche a distanza di anni, una vera e propria bibbia della letteratura americana. 

Philip Roth ci ha lasciato nel 2018 e da allora i libri dedicati a lui (interviste, saggi e monografie) sono usciti come funghi e da segnalare vale la pena ricordare ROTH SCATENATO di Claudia Roth Pieropont e PERCHE’ SCRIVERE che contiene diversi saggi, interviste e tanto altro per entrare nel mondo dello scrittore americano.

Qualche mese fa è uscito PHILIP ROTH LA BIOGRAFIA ed è sicuramente il saggio più completo, più dettagliato e più osteggiato dalla critica letteraria e sociale. Quasi a dimostrare che Roth dà fastidio anche da morto.

Già un anno fa circolavano voci che il biografo Blake Bailey stesse lavorando ad una monografia sullo scrittore americano, la differenza con le produzioni precedenti, stava nel fatto che questo volume fosse stato voluto fortemente da Roth stesso. A questa notizia iniziano a circolare voci su tentativi di associazioni femminili, esponenti del MeToo che mirano a boicottare un libro che parla di un maschilista violento, sessista e misogino. L’editore che aveva commissionato il lavoro a Bailey teme un linciaggio mediatico e rimanda più volte la pubblicazione. Nel mondo e anche in Italia la situazione non pare essere troppo diversa. Lettura di Corriere ne parla con il libro più atteso che non vedrà mai la luce e solo dopo diversi appelli l’editore americano Norton & Co sfida il mondo letterario pubblicando il libro nell’aprile 2021. Einaudi da noi lo segue un anno dopo ed è successo immediato.

Come ho detto prima, il volume fu voluto da Roth stesso e  fu lui a scegliere e a volere che fosse Bailey a scrivere il suo testamento letterario. 

Comic face made by author, Philip Roth, while standing near Jewish center and Hebrew school he probably attended as a boy. (Photo by Bob Peterson//Time Life Pictures/Getty Images)

Nelle pagine, Roth parla di tutto a ruota libera. Parla dei suoi amori, della sua letteratura, delle sue opere, della sua scrittura e lo fa con una chiara intenzione: essere in qualche modo “riabilitato” agli occhi della critica e nello stesso momento essere reso interessante.
Un ritratto vivido, esaustivo e composito che non si preoccupa delle diverse accuse e in particolar modo quella della misoginia. Un processo mediatico che non si è abbattuto solo su Roth (ormai passato a miglior vita da tempo), ma anche sul biografo che fa risaltare tutta la vivacità, tutta la curiosità e tutta l’intelligenza rothiana senza mai cadere nel banale e nell’esaltazione gratuita. 

Insomma un lavoro che non condanna e che non assolve.

Un lavoro sulla narrativa di un autore che ha giocato tutta la vita a fare lo spericolato e lo spassoso e che ha preso in giro la sua vita e le sue invenzioni.