L’ITALIA AL MARE

L’ITALIA AL MARE

Autore: Lorenzo Grazzi

L’estate è un ricordo, col suo caldo afoso, la ressa, le notti senza fine, gli amori, le disavventure, le scoperte e bla bla bla…

Siamo seri: per la maggior parte delle persone l’estate è un calvario. Se sei al lavoro devi fronteggiare auto incandescenti all’uscita, colleghi che litigano per la temperatura del condizionatore, ed esaurimenti nervosi da stress. Se sei in ferie la vivi malissimo tra i prezzi alle stelle, le spiagge affollate, la sindrome da “avrò dimenticato qualcosa” all’aeroporto, la sindrome da “in valigia metto anche questo” riferendoti a una macchinetta per il sottovuoto perché non si sa mai, e la sindrome da ritorno… l’estate non è esattamente il momento più rilassante dell’anno.

E come ogni anno la polemica sul caro ombrelloni: costano troppo, sono esagerati, mi obbligano a comprare il cibo da loro… allora, detto chiaramente, i balneari possono anche mettere un lettino e un ombrellone a 120 €, il problema è che ci sarà sempre chi li pagherà.

La questione di quest’anno pare essere incentrata sulla polemica “cibo in spiaggia” perché molti balneari hanno imposto ai turisti del loro bagno il divieto di portarsi il cibo da fuori obbligandoli quindi a consumare presso gli stabilimenti con i prezzi maggiorati.

E io però mi chiedo: ma se stai pagando un lettino e un ombrellone 40 € al giorno, perché poi devi fare il pezzente e portarti il cibo da casa?

Io non sono amante del mare in estate, per cui fuggo in città, meno gente, meno stress. Quest’anno ho assistito a una scena che mi ha un po’ inquietato, eccola.

Sto mangiano in pieno centro, in un bar tranquillo dove con 15 € mangi e bevi benissimo. Davanti a noi un hotel a cinque stelle luxor, il più alto possibile (escludendo le sette stelle di Dubai).

Annoiato osservo i clienti che vanno e vengono. A un certo punto ecco comparire un giovane uomo con il figlio appresso. È al telefono mentre l’usciere in livrea gli apre la porta per farlo uscire. L’uomo e il bambino si fermano davanti all’hotel, lui parla ancora per qualche istante al telefono, poi riaggancia.

Il bambino, che indossa una maglietta di otto taglie più grande, scorrazza sul marciapiede.

Staranno aspettando un taxi, immagino io.

Un paio di minuti dopo ecco arrivare il loro appuntamento: un ragazzo che non avrà avuto più di vent’anni, con la sua bici e la sua borsa Glovo.

Il ragazzo consegna la borsina di plastica con la cena, saluta e riparte. L’uomo e il bambino con la loro cena nel sacchetto, rientrano in hotel scortati dall’usciere.

Non resisto e corro a curiosare su internet: l’hotel in questione costa 339 € a notte (per la camera più orrenda… grossa come il mio appartamento comunque).

Mi chiedo perché una persona dovrebbe spendere quelle cifre per poi cenare in camera con un pasto da asporto.

Il problema non è tanto i prezzi che ci impongono in spiaggia o negli hotel, ma il bisogno di apparire che abbiamo come individui. Se non possiamo permetterci una cosa, invece di farla lamentandoci che ci costa… non facciamola.