LA DIETA D’ANNUNZIO

LA DIETA D’ANNUNZIO

Autore: Maria Serra

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Ornella sguscia dal tavolo della cucina, dimenticandosi di avere un corpo e di quanto sia divenuto ingombrante. Mentre percorre il corridoio, le sue dita sfilano il coperchio viola del tupperware e lo scrigno si lascia aprire con un clic ovattato, come un cofanetto di velluto. Senza latte, burro, uova: Il suo dessert luccica inoffensivo. A metà dell’ingresso è già finito.

«Ancora torta di carote?» le domanda Eugenio, lasciandosi alle spalle la porta di casa.
«Per te c’è la zucca nel forno. Ti aspettavo per l’ora di pranzo.»
Eugenio le racconta svogliato della gita di classe. Siamo stati al lago, le dice con la solita vaghezza.

«Como?»
«Garda, dove c’è la casa di D’Annunzio. Ma ancora ci provi con la dieta?»
«Il Vittoriale!»
«Allora, quand’è che ci dai un taglio con carote e zucca? Non ne posso più!» «Vedrai, questa volta le ho tagliate sottilissime. Il Vittoriale com’era?»
Eugenio le indirizza una delle sue smorfie. Che si guardasse il video su YouTube, è meglio che dal vivo.
Che strazio questo figlio. Si pente di avergli lasciato in caldo quelle fette perfette. «E quindi, il Vittoriale? Non ci sono mai stata.»
«In un posto così solo uno come lui ci poteva abitare. Pazzesco. Guardati il video che poi capisci.» E le racconta che D’Annunzio aveva fatto imbalsamare la sua tartaruga, Cheli, morta di indigestione. «L’ha messa sul tavolo da pranzo, per far sentire in colpa gli altri perché mangiavano troppo, mentre lui digiunava!» D’Annunzio dedito al digiuno? Ornella aveva altre reminiscenze scolastiche. «Sto video come…», ma Eugenio ha fame ed è già fuggito in cucina.
Ornella si ritrova sola, in mezzo al corridoio, con il tupperware in mano. Se lo infila nell’unica tasca del grembiule, al posto del cellulare che ora impugna bramosa. Casa D’Annunzio è la prima cosa che le viene in mente di digitare su YouTube. Che fortuna! Il documentario si intitola proprio così.
Sullo schermo scorrono i ritratti del giovane poeta. A quanto pare, il Vate aveva l’età di quello zuccone di suo figlio quando scrisse la sua prima opera: sedici anni. E l’unica cosa che al Nostro è rimasta impresso della sua sontuosa dimora è una tartaruga in sala da pranzo!
Chissà se, quella mattina, c’era andato davvero, al Vittoriale.
Al minuto 23 ecco che finalmente arriva, La tartaruga che mangiava troppo.
La povera Cheli era proprio morta di indigestione, dopo essersi ingozzata di dolcissime tuberose. D’Annunzio ne aveva fatto un monito di morigeratezza per i suoi commensali. Ma perché consumava i suoi pasti alla scrivania, nella sciatteria più sfrenata, in quell’anticamera angusta e infetta come una baldracca, più aulicamente da lui chiamata zambracca, come raccontava il video? Il suo ascetismo

alimentare, in ogni caso, la conquista e le ispira un nuovo, personale esperimento di governo della fame.
Quattro giorni dopo la visione del documentario, e tre spesi a mangiare da sola in camera sua, giorno e notte, senza il figlio tra i piedi, la dieta ispirata alle gesta di D’Annunzio comincia a fare effetto. Ornella si sente rinata.

«Sai, quel fatto dei digiuni di D’Annunzio…», ghigna Eugenio al quinto giorno. «“L’avevo capito subito che era una stronzata, mica me l’ero bevuta.»
Le allunga il cellulare: un altro docufilm sulla vita dell’ascetico Priore del Vittoriale. L’aveva visto, questo Can-nel-loni, can-nel-loni? A quanto pare, l’Immaginifico se la riempiva eccome la panza nella sua zambracca, anzi si strafogava proprio.

«A proposito, Madre Badessa: dove la nascondi la teglia che voglio iniziarla anch’io questa dieta D’Annunzio?»