(IM)PERFEZIONE E LA SUA IPOCRISIA

(IM)PERFEZIONE E LA SUA IPOCRISIA

Autore: Antony Russo

ATTO MENO TRE

Fallimento.

Il peso del mondo sulle spalle. Lo sento premere e schiacciarmi a terra.

Tutto sta implodendo.

Le persone che ho tentato di aiutare, si stanno perdendo.

Sono io a non essere riuscito a dar loro una motivazione forte, non loro.

La colpa è mia.

Non sono stato nemmeno in grado di proteggere coloro a cui avevo giurato di farlo.

Perché questa follia? Ieri stavo bene, ma oggi perché no?

Mi vedevo bene allo specchio.

Mi sentivo un dio.

Ora no.

Mi percepisco obbrobrioso.

Un involucro vuoto.

Non voglio far male alle persone, ma sembro un dannato elefante. Nella mia goffaggine, cerco di proteggere qualcosa e distruggo altro: salvaguardo qualcuno e ferisco altri.

A volte mi sembra persino di muovermi in ritardo rispetto ai miei pensieri ed altre è peggio: anche la mia mente mi abbandona.

Non posso parlare con nessuno.

Credono io sia paranoico.

Ogni cosa io dica a coloro che si professano dalla mia parte, finiscono per rivoltarmi tutto contro.

Vomitandomelo addosso al momento sbagliato.

Quando ha avuto inizio questo declino?

Dov’era situato il punto di rottura del mondo che avevo creato e costruito in anni e anni di sofferenze e lotte?

Mi sentivo arrivato ed invincibile.

Ora non più.

Eppure, ci sono giorni buoni. Ancora.

È stato il ritorno di pensieri relativi al passato, incapaci di farmi addormentare?

Dovrei essere felice, ma non lo sono.

Mi trovo in una situazione da cui non riesco ad uscire e mi sento privo di forze.

Percepisco le borse sotto ai miei occhi.

Ero riuscito a farle scomparire, ma sono lì a testimoniare lo spossamento fisico.

Lo stress accentuato dal gonfiore diffuso: cortisolo.

Mi sto sottoponendo ad una dieta dimagrante che dovrebbe funzionare, ma sono pieno di liquidi.

Non ci riesco.

Ho fallito anche in quello.

Pensavo di essere riuscito a raggiungere persino quell’obiettivo ambizioso.

Il mio cruccio da una vita.

Ma avevo fallito nuovamente.

Anche in quello.

L’ultimo che mi era rimasto.

La mia ancora.

Vado alla deriva.