IL SEGNO DEL COMANDO

IL SEGNO DEL COMANDO

Autore: Gianluigi Chiaserotti

Nella primavera del 1971, la RAI mandò in onda, in cinque puntate, uno sceneggiato intitolato “Il Segno del Comando” con un cast veramente eccezionale che spaziava da Ugo Pagliai a Rossella Falk, da Massimo Girotti a Franco Volpi, da Carla Gravina a Paola Tedesco, solo per citarne i principali.

Sceneggiato ambientato a Roma, ove vennero messe in risalto le parti più antiche, più nobili, ma anche più misteriose, oserei dire, paranormali della Città Eterna.

Per comprendere la situazione, è necessario porre in evidenza almeno un breve riassunto della prima puntata.

È la storia di Lancelot Edward Forster, docente di letteratura inglese presso l’università di Cambridge. Egli ha scoperto casualmente un inedito diario di Lord Byron, scritto durante il soggiorno romano del 1817, ed è alle prese con la sua pubblicazione, di cui ha già fatto uscire la prima parte su una prestigiosa rivista letteraria inglese. 

In un passo del diario, Byron ha annotato: «21 aprile 1817, notte, ore 11. Esperienza indimenticabile, luogo meraviglioso, piazza con rudere di tempio romano, chiesa rinascimentale, fontana con delfini, messaggero di pietra, musica celestiale, tenebrose presenze». 

La pubblicazione del diario attira l’attenzione di George Powell, addetto culturale dell’ambasciata inglese a Roma, che invita Forster a tenere una conferenza presso il British Council in occasione della settimana byroniana. 

Il professore però riceve anche un secondo invito a recarsi nella Città Eterna, e da un misterioso pittore, un certo Marco Tagliaferri, che gli invia una fotografia della piazza citata da Byron (che Forster ritiene invece un luogo inventato), sfidandolo a trovarla.

Incuriosito dalla coincidenza, Forster si precipita nella capitale italiana.

Appena arrivato, fa visita allo studio di Tagliaferri, in via Margutta 33. Ad aprirgli è Lucia, la modella del pittore, che, scalza e semisvestita, lo tiene sulla porta e rimanda l’incontro con l’artista a quella stessa sera in una locanda di Trastevere, la Taverna dell’Angelo. Su consiglio di Lucia, Forster va ad alloggiare all’Hotel Galba, dove gli assegnano la stanza 33. Vi incontra la direttrice, la signora Giannelli, che nega di conoscere la modella, e una sua vecchia fiamma, Olivia, anche lei ospite dell’albergo insieme al compagno Lester Sullivan, detto il Barone rosso, antiquario e faccendiere irlandese a Roma per affari.

Forster cerca di contattare telefonicamente Tagliaferri. 

Con grande sorpresa scopre che il pittore è morto. 

Recatosi al British Council, incontra Powell e ha occasione di conoscere la sua segretaria italiana, Barbara, studentessa di archeologia, che si offre di individuare la fantomatica piazza.

Si fa sera e arriva l’ora dell’appuntamento con Lucia. La modella conduce Forster per i vicoli di Trastevere fino alla Taverna dell’Angelo, dove però Tagliaferri non si presenta. Forster, dopo aver bevuto del vino, inizia a sentirsi strano e, in preda a spaventose allucinazioni, perde i sensi. 

Svegliato si ritrova solo, riverso nella propria automobile: la sua valigetta, contenente la riproduzione in microfilm del diario byroniano, è sparita.

Deluso e sempre più confuso, Forster torna alla sua automobile, dove trova il medaglione con l’effigie di una civetta indossato da Lucia. Un fischio lontano, che si spegne tra i vicoli deserti, attira la sua attenzione, ma della taverna sembra non esserci più traccia. Fatto giorno, Forster torna allo studio di Tagliaferri, dove l’attende una rivelazione sconcertante: il pittore romano è sì morto, ma un secolo prima.

Da questa premessa si articola tutto lo sceneggiato, con colpi di scena, luoghi inventati, musiche misteriose, personaggi strani.

Nel suo soggiorno romano, il professor Forster scopre di essere la reincarnazione del pittore Tagliaferri nato il 28 marzo 1835 e morto il 28 marzo 1871, la stessa data di nascita del protagonista, ma 100 anni dopo. Così come 200 anni prima tali date furono dell’orafo Ilario Brandani, autore e incisore di quello che dovrebbe essere “il segno del comando”. 

Ed il professor Forster deve tenere la sua conferenza su Byron al British Council proprio il 28 marzo 1971.

Egli è un predestinato?

La modella del pittore Tagliaferri, Lucia, guida talvolta del professore, è un fantasma o è una messa in scena da parte di una loggia massonica adita alle sedute spiritiche?

Nella storia c’è appunto tutto questo.

C’è la storia della Roma del ’700 e ’800, ove l’orafo Brandani, ma anche, 100 anni dopo, il pittore Tagliaferri erano, quale loro passione, anche negromanti. 

E Byron, nel soggiorno romano, captò tutto codesto?

E appunto la loggia massonica guidata dal principe Raimondo Anchisi (sedicente appassionato di Byron), conoscendo la storia di Brandani e Tagliaferri, ha voluto intessere una predestinazione nel professor Forster?

Sono tutte domande a cui lo sceneggiato non dà perfettamente risposte in quanto mischia, e bene, reale e immaginario, paranormale e normalità.

Ed è qui la sua grandezza.

Ti fa vivere, ti fa essere partecipe a tutte queste situazioni paranormali ma che poi precipitano doverosamente nella realtà. 

Lo sceneggiato termina con Forster che si ritrova tra i vicoli di Trastevere, come nella prima puntata. 

Per caso riconosce anche la Taverna dell’Angelo.

Entrato, vi trova Lucia.

La ragazza gli confida che la predestinazione non si è compiuta, perché il segno del comando è già in suo possesso: è il medaglione di Lucia con l’effigie della civetta, creato dal Brandani, lasciato sul sedile della sua automobile dopo il loro precedente incontro nella taverna.

Ma Lucia è una ragazza assunta da Anchisi per impersonare la modella di Tagliaferri o è il fantasma della vera Lucia? 

Lo sceneggiato ebbe il successo meritato, tanto che negli anni ’90 fu riproposto sui canali Fininvest, ma ambientato a Londra, e sicuramente, di gran lunga, lontano da quello della RAI quanto a storia, situazioni, e interpretazione.

Per chi volesse attualmente vederlo o vederlo nuovamente, le cinque puntate sono disponibili su RaiPlay.