FREE THE NIPPLE, LA RIVOLUZIONE DEL CAPEZZOLO

FREE THE NIPPLE, LA RIVOLUZIONE DEL CAPEZZOLO

Autore: Sabrina Fava

Free The Nipple appare come un movimento rivoluzionario tanto quanto l’uomo di Neanderthal. Con lo scorrere delle lancette dell’orologio l’essere umano è divenuto sempre più bigotto e puritano.

In un mondo in cui il cento per cento delle persone possiede un paio di capezzoli, di cui il cinquanta sono munite anche di una vagina sotto alle mutandine, mostrarsi con le tette all’aria in pubblico è blasfema vergogna.

In un mondo in cui ogni officina meccanica è rimpinzata di calendari provocanti, mostrare un seno nudo in pubblico è da additare come ignobile.

In un mondo in cui è sufficiente digitare “tette” su Google per piazzarsene davanti agli occhi a bizzeffe, mostrare un paio di capezzoli femminili in pubblico è disdicevole.

In Italia si parla già di No Bra (movimento contro l’uso del reggiseno) da qualche tempo, infatti se ci fate caso buttando una guardatina mentre passeggiate per strada, potete vedere che qualche donna ha cominciato a levare quel dannatissimo reggiseno. Gli uomini non lo sanno ma è una macchina mortale. Fa sudare, causa prurito e lascia maledetti segni rossastri sulla pelle. La gioia di ogni donna è giungere a casa dopo una giornata in cui si è state costrette in quella prigione di stoffa e levarsi finalmente quell’affare. Il seno comincia a respirare, tira un sospiro di sollievo, i capezzoli umidicci tornano alla vita.

Comunque, per focalizzarci su Free The Nipple possiamo dire che tutto ebbe inizio nel 2013 con la campagna dell’attivista americana Lina Esco. Il suo scopo ultimo non è quello di dare libertà alle donne di aggirarsi per le strade a petto nudo, ma quello di far comprendere al mondo che non c’è niente di così tanto erotico nelle tette.

Non sono niente di più eccitante di un uomo senza maglietta e quella è solo una questione di gusti. È più o meno la medesima iniziativa che secoli fa portò a comprendere che una caviglia scoperta non rendeva una ragazza una meretrice. La carne è carne, suvvia.

Il movimento denuncia anche l’incoerenza che si ritrova all’interno dei social. È lecito postare una foto in cui vengono posti gli indici sul seno per coprire l’areola, quel lembo di pelle dalla tonalità un po’ più scura che tanto ci piace. Tuttavia non si può pubblicare uno scatto in cui il seno è completamente scoperto. Sono i dettagli a fare la differenza, lo sappiamo. Ma è davvero così? Non è forse il vedo-non-vedo ancora più provocante di un vedo-tutto?

Perciò, alla fine della fiera se mostri le tette sei una ragazzaccia, mentre se le copri con la mano sei più immacolata di una suora.

E qui non resta altro che sfoggiare un caloroso sorriso, lanciare un ringraziamento e fare un bell’inchino alla meraviglia del mondo moderno.