FACCIA A FACCIA CON LA MUSICA: DAVIDE BORRI

FACCIA A FACCIA CON LA MUSICA: DAVIDE BORRI

Autore: Davide Libralato

Davide Borri, nome di battesimo e nome d’arte. La scelta di non scindere le due identità non credo sia casuale. La mia sensazione è che la tua parte artistica e il Davide “uomo” siano una cosa sola, trovo questo aspetto una caratteristica che ti rende autentico e più credibile, cosa ne pensi tu?
Grazie della domanda, mi fa piacere ricevere questa osservazione. Quando appena diciottenne ho iniziato a mettere in giro i primi brani, mi trovavo un po’ in imbarazzo con questa storia del nome d’arte perché nella realtà non avevo un soprannome con cui mi chiamavano gli altri e l’idea di attribuirmelo da solo non mi entusiasmava per niente. Usavo un nome fittizio nei miei piccoli esperimenti nel mondo dei graffiti ma quando ho incontrato la Musica e capito l’importanza che avrebbe avuto per me mi sono detto: Davide Borri sia!  Sicuramente volevo rimarcare il rapporto con la realtà e ho lasciato il nome che ho sulla carta d’identità. Nel tempo ho pensato che forse sarei risultato più figo con un nome “da rapper” ma con l’avanzare dell’età ho capito di aver fatto la scelta giusta. Se oggi mi chiamassero Winnie the Pooh o Tony Montana non sarei molto a mio agio nel presentarmi. 

Da cantante rap, produttore, dj radiofonico, tour manager ma soprattutto da uomo immerso completamente nella musica… qual è l’incrocio professionale che ancora non hai vissuto ma che vorresti aggiungere al tuo bagaglio d’esperienza, sia esso riconducibile ad un genere musicale o ad un artista in particolare?
Il magico sentiero della musica mi ha portato a lavorare con alcuni dei miei miti di quando ero teenager, come Piotta e Tormento, a incontrarne tantissimi nel mio percorso radiofonico, a conoscere nuovi artisti con cui collaboro come il Bolla col suo entourage di musicisti fantastici, ed è ogni volta una sorpresa. Mi piace che le cose vadano come devono andare e non ho un personaggio in particolare che vorrei incontrare. Fantasticando mi piacerebbe più una macchina del tempo per recarmi nel 1973 tra i primi block party nel Bronx, esattamente quando è nata la cultura hip hop. 

Tra promozioni, tournée e collaborazioni sei abituato a girare anche molto distante dalle tue origini geografiche. Tra tutte le realtà che hai vissuto fuori e dentro il palco quale ti è rimasta particolarmente impressa e perché?
Sono molto legato a Milano perché è ormai una decade che vivo qui, ho legato con tante persone e mi piace molto la possibilità di vivere una metropoli nella quale trovo una mentalità dinamica al fianco di sfaccettature molto provinciali. Parlando di live sono reduce dalla mia prima esibizione in territorio londinese e devo dire che Londra è veramente un posto che mi ha colpito per la quantità di energia che viene sprigionata da ogni tipo di forma d’arte. Una cosa su tutte che mi ha colpito è ascoltare musicisti di strada di un livello sempre altissimo e vedere che al posto del cappello per le offerte hanno un Pos. Questo la dice lunga su come lì abbiano sicuramente un sistema molto attento all’offerta culturale della musica.

Leggendo la biografia dal tuo sito sono rimasto colpito da questo “slogan” e ringraziandoti dello spunto volevo condividerlo con tutti i nostri lettori: 《se un rapper è un cantautore questo è Davide Borri》 Che differenza c’è (soprattutto oggi aggiungo) dall’essere un “semplice” rapper all’essere un cantautore? Secondo te la faccenda è principalmente determinata da una questione di stile musicale, di contenuti, di approccio o di cos’ altro?
Sì, forse questa affermazione rappresenta un po’ il mio modo di essere, spesso affascinato dalla convivenza di innovazione e tradizione. In questa frase mi riferisco chiaramente allo stile musicale del rap e a quello dei testi del cantautorato italiano. 
In verità per me non c’è una grande differenza, posso pensare a Franco Califano come rapper e Kendrick Lamar cantautore. Penso sia la velocità con cui bisogna dire le cose e a come ci si promuove che mi porti a cercare definizioni. Subito devi far capire che se sei bianco, nero o verde. Al pubblico bombardato da informazioni devi far capire al volo dove inquadrarti per poter stabilire una connessione.

Chi ti segue nei social si è imbattuto in questa sorta di format nel quale tu commenti le vicende di attualità e di cronaca a suon di rime taglienti, concise ed efficaci (questo per necessità anche strutturali della piattaforma). Da dove ti è venuta questa (geniale) idea?
Con il mio rap di commento all’attualità ho ricominciato a gennaio, ogni lunedì faccio uscire un brano (alcuni lo chiamano freestyle ma è tutto scritto e ponderato). È la versione web di quello che ho fatto per anni con radio m2o all’interno del Provenzano dj show: CNN DA STRADA. In questa rubrica ho commentato in rima per sei anni le notizie del giorno. L’idea parte con Amerigo Provenzano e Gaia Bolognesi nasce dalla necessità di creare un contenuto radiofonico innovativo e grazie alla potenza della radio abbiamo potuto raggiungere tante persone cercando di raccontare qualcosa di vero. In questo spazio ho commentato in rima ogni giorno le ultime notizie. Una canzone al giorno, più di 2000 pezzi, una sorta di bombing radiofonico in cui ho raccontato a modo mio gli avvenimenti più importanti del nostro tempo. È stato un lavoro massacrante che però mi ha dato tantissimo. Oggi il mio bisogno di comunicare mi ha portato a riprendere questo format evolvendolo, aggiungendo il video e trasmettendolo sulle piattaforme social. 

L’ultima domanda, quella che si ripete in tutte le mie interviste: “l’Artista per me può definirsi tale perché vive sognando”. Qual è il tuo sogno Davide?
Amo molto il mondo dei sogni, ma proprio quelli che facciamo mentre dormiamo. Quest’anno ho avuto anche la possibilità di collaborare ad un progetto bellissimo dal nome REVERIE, un podcast di Pietro Baroni che ha raccolto più di 300 sogni in forma anonima dal periodo del covid ad oggi. Li ha catalogati e ne ha parlato con il prof. Alfio Maggiolini che è un luminare dell’argomento. Poi, nel mio magico Full Clip Studio di Sesto San Giovanni abbiamo composto le colonne sonore che accompagnano le voci narranti di questi sogni degli italiani. Un approfondimento interessante che consiglio a tutti quelli che vogliono approfondire il discorso sogni. È bello sognare.