FACCIA A FACCIA CON LA MUSICA: DARIO PANZA

FACCIA A FACCIA CON LA MUSICA: DARIO PANZA

Autore: Davide Libralato

Dario, la mia grande passione per la musica mi permette di percepire delle cose che non sono sempre così semplici da spiegare. Una di queste è che quando ti ho visto esibirti (2 volte dal vivo) ho colto immediatamente che non ero davanti solamente ad un esecutore preparatissimo ma soprattutto all’ascolto di un musicista che con il proprio strumento esprime al meglio le proprie emozioni. Raccontaci quando è nata la tua passione per la batteria e come ti stai muovendo in questa meravigliosa arte.
Innanzitutto, grazie mille dei complimenti! Diciamo che è una passione che ho sempre sentito fortemente mia fin da piccolissimo, quando usavo qualsiasi cosa in casa e la trasformavo in una batteria per simulare il suono che ascoltavo nei dischi. Sicuramente i miei genitori mi hanno sempre supportato ed incoraggiato in questo, anche se in un primo momento erano preoccupati per il futuro delle stoviglie della cucina…

Tu che ti esibisci con artisti molto talentuosi e diversi l’uno dall’altro, come riesci a non snaturare la tua essenza da musicista tra i vari generi? Mi spiego: come si fa ad essere il batterista di Willie Peyote, Ernia e contemporaneamente quello di Annalisa?
Sicuramente collaboro con artisti molto diversi tra loro. Diciamo che cerco sempre di mettermi al servizio della musica tentando di interpretare a mio modo quello che può essere lo stile richiesto dal genere e dal musicista stesso.

Sei il primo batterista della mia rubrica proprio perché oltre ad esserlo io (autodidatta e molto inesperto in confronto a te), come ti spiegavo prima ho avuto la sensazione di avere a che fare con un musicista con la M maiuscola. Come ci si sente ad interpretare un ruolo non di prima linea come lo è ad esempio il Frontman che si rapporta con il proprio pubblico?
Ti ringrazio nuovamente della stima ma ti confesso che a me in realtà piace molto il ruolo di sideman (per chi non lo sapesse questo termine indica il musicista che si occupa di registrare e suonare le parti del proprio strumento di competenza per altri musicisti). In questa parte mi sento a mio agio e nel farlo cerco di mantenere una mia personalità. Onestamente mi sento anche molto fortunato a collaborare con artisti che stimo e con cui mi trovo benissimo anche a livello personale.

So che sul piano stilistico e di approccio allo strumento provieni dal Jazz e dal Funky e ora ti stai addentrando a pieno nel Pop… quando ti cimenterai con il Metal? Secondo me hai una mano molto “predisposta” se così si può dire. A parte gli scherzi, che musica ascolti al di fuori di quella che suoni? Hai mai avuto esperienze con generi più “hard”?
Si, vengo dal jazz ma ho sempre ascoltato un pò di tutto. Fino adesso non ho mai fatto parte di progetti di musica “pesante” … ma chi lo sa, per il futuro non escludo nulla!

La mia curiosità da poco-conoscitore del mestiere: le parti che suoni per gli Artisti con i quali lavori sono schemi rigorosamente chiusi o hai la possibilità di viaggiare all’interno di partiture non ancora definite? In altre parole, sei libero di esprimere, mantenere o comunque di decidere i tuoi groove in maniera del tutto indipendente o no?
Ho sempre una buona libertà nei progetti in cui lavoro. La cosa a mio parere più importante da tenere però a mente (soprattutto in situazioni Pop Mainstream) è che il pubblico si aspetta di ascoltare un brano così com’è, quindi anche dal vivo c’è la necessità di rimanere piuttosto fedeli al sound originale. La sfida risulta quindi essere personali e creativi senza snaturare il brano.

L’ultima domanda, quella che si ripete in tutte le mie interviste: “l’Artista per me può definirsi tale perché vive sognando”. Qual è il sogno di Dario Panza?
Ne ho tanti, ma così a caldo ti direi quello di essere a posto con me stesso, felice e soddisfatto del mio lavoro e di poter condividere tutto questo con la mia famiglia.