DAI TEMPO AL TEMPO

DAI TEMPO AL TEMPO

Autore: Romilde Mauro

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Era una calda mattinata primaverile, Luca con il suo cagnolino, un meticcio dal pelo bianco e nero, decise di fare una lunga passeggiata nel bosco vicino casa.

            Tre giorni addietro era stato in ospedale, aveva portato al pronto soccorso sua figlia Ginevra per una brutta caduta dall’altalena e attendeva con ansia che la dottoressa, che la stava visitando, gli desse notizie; la sala d’aspetto non era certo un luogo rilassante e per non pensare si concentrava sui visi delle persone che erano lì sedute.

            Quando l’infermiere lo chiamò, Luca si diresse verso la stanza indicatagli e attese il dottore; quale fu la sua sorpresa quando si accorse che la dottoressa che si dirigeva verso di lui altro non era che Silvia, la sua amica d’infanzia. Si ritrovarono ad abbracciarsi affettuosamente come se vent’anni non fossero passati e a parlare, anche se per pochi secondi, delle loro vite. Si ripromisero di sentirsi telefonicamente per potersi incontrare e chiacchierare un po’.

            Da quel momento Luca aveva cominciato a pensare a quel sottile senso di fastidio che lo stava accompagnando da parecchio tempo, dal momento in cui una discussione con Lea, sua moglie gli aveva fatto capire che qualcosa non andava per il verso giusto.

            Luca era ormai giunto nel bosco e camminava assorto nei suoi pensieri; continuava guardare le nuvole che, nonostante fosse primavera, si addensavano nel cielo; era un momento particolare della sua vita, aveva la sensazione di voler fuggire e trovare una strada che lo portasse lontano da tutto ciò che era la sua solita routine. Rivedere Silvia aveva risvegliato in lui quel senso di libertà che provava quando da piccolo giocava nel cortile dei nonni e, per vedere il cielo più da vicino, si arrampicava come uno scoiattolo sugli alberi di ulivo, che con i loro rami sembravano avvolgerlo e cullarlo.

            Quegli anni lo avevano formato, lo avevano fatto diventare l’uomo che era adesso. Gli tornò in mente il nonno seduto accanto al camino; quante volte gli aveva chiesto di leggere Pinocchio, la sua fiaba preferita. Quella fiaba gli piaceva particolarmente, ogni personaggio rappresentava per lui, così piccino, qualcosa di magico e di terribile, da quella fiaba aveva imparato la differenza tra il bene e il male, ogni personaggio gli aveva insegnato qualcosa.

            Sapeva di potersi rifugiare in quei ricordi ogni qualvolta il desiderio di allontanarsi dalla sua realtà lo richiedeva, questo era uno di quei momenti. 

            Avrebbe voluto ancora una volta confidarsi con suo nonno, ricordava con tenerezza e con infinito amore tutti i momenti trascorsi con lui, gli insegnamenti che gli aveva trasmesso. Non aveva bisogno di parlare per chiedergli consigli, perché il loro legame era così forte e profondo che bastava solo uno sguardo e i discorsi prendevano il via.

Mentre era assorto nei suoi pensieri qualcosa lo spinse a guardare al di là di una siepe, un sentiero si addentrava in una folta boscaglia; decise di seguire il suo istinto. Camminò per circa venti minuti, poi si fermò in uno spiazzo e respirò profondamente, gli sembrava quasi che il verde lo avvolgesse fino a farlo diventare parte di quella natura così selvaggia; non sentiva il canto degli uccelli, solo lo stormire delle foglie e il loro fruscio, era un momento magico per lui, un momento senza tempo. Non era solo, però, e Loki, il suo cagnolino, lo riportò alla realtà e lo costrinse a ritornare indietro.

            A casa lo stavano già aspettando per cenare, Ginevra gli buttò le braccia al collo e lo riempì di baci.

La notte passò in fretta e un sonno ristoratore lo fece svegliare ben disposto verso il nuovo giorno. In cucina Lea lo salutò appena e Luca capì che il giorno non era iniziato nel migliore dei modi.

            “Cosa farai oggi?” chiese Lea con una voce che non prometteva alcunché di buono.

            “Le solite cose, vado al lavoro nel pomeriggio passo a prendere Ginevra e infine tornerò a casa”.

            “Io vado, ci vediamo questa sera”. Lea uscì con Ginevra senza neanche degnarlo di uno sguardo.

            Luca, rimasto solo cominciò a pensare che era il momento di capire quale piega dovesse prendere la sua vita, non poteva più rimandare. Il giorno passò velocemente e la sera lo trovò ancora impreparato ad affrontare il discorso che avrebbe cambiato non solo la sua vita, ma quella della sua intera famiglia. Doveva parlare con Silvia e affrontare un discorso che non avrebbe mai pensato di dover fare quando avevano deciso di percorrere insieme la navata della chiesa dove si erano sposati. Dopo aver messo a letto la bambina si sedette sul divano, sua moglie era già lì.

            “So che vuoi parlarmi” disse Lea con tranquillità. ” Non possiamo più rimandare questa discussione, è tempo di decisioni, anche se dolorose per tutti noi”. Come succedeva spesso Luca rimase spiazzato dal comportamento di Lea, ancora non era abituato a questi cambiamenti così repentini, ma questa volta era ben deciso a parlarle e anche Lea sembrava decisa a farlo. Parlarono per ore come ormai non facevano da tempo immemorabile e con molta franchezza misero a nudo i loro sentimenti, le loro emozioni, le loro delusioni e infine decisero che le loro strade dovevano separarsi, non potevano più rimanere insieme, non potevano più essere una coppia: erano entrambi cambiati.

            Non fu semplice per Luca lasciare la casa dove aveva vissuto tanti momenti felici con la sua famiglia. Due settimane dopo si trovava, solo, nel suo nuovo appartamento con mille dubbi e mille interrogativi. Si guardava intorno, non si riconosceva ancora in quella nuova realtà; aveva portato con sé poche cose, avevano deciso insieme a Lea che sarebbe stato meglio lasciare tutto o quasi nella casa che era stato per tanto tempo il loro nido felice per non traumatizzare ulteriormente Ginevra.
Non poteva, però, in quel momento  rimanere in quella casa così poco familiare per lui e piangersi addosso; decise, così, di uscire per fare una passeggiata e sentire sul viso l’aria fresca della sera, forse sarebbe stato un toccasana in quel momento così particolare. L’aria gelida fece il suo effetto, fu come una sferzata che lo riportò al presente e lo costrinse a pensare a cosa sarebbe stato importante fare per rimettere in sesto la sua vita.

            Cominciò a pensare che il primo punto fermo era Ginevra e di conseguenza il suo rapporto con Lea, il secondo… arrivato al secondo punto si fermò. Quali erano il secondo, il terzo, il quarto e così via? Capì che era troppo presto per cercare di indirizzare la sua esistenza verso un punto prestabilito e gli ritornò in mente una frase che suo nonno gli diceva spesso:” Il tempo è un galantuomo, dai tempo al tempo”. Continuò a camminare lungo il marciapiede guardando di tanto in tanto le finestre illuminate, non riusciva a soffermarsi sui suoi pensieri più di tanto, troppe emozioni si affollavano e riempivano la sua mente; si sentiva come un minuscolo atomo in quell’universo immenso e così sollevò gli occhi verso il cielo stellato, cercando un riferimento, scrutandolo quasi come se aspettasse un segno.

            Dopo aver camminato a lungo, camminare lo metteva in contatto con la sua parte più profonda, rientrò in quella che, da quel momento, sarebbe stata la sua casa. Il primo pensiero che gli venne in mente fu che Ginevra sarebbe venuta spesso; doveva, quindi, rendere accogliente la camera della sua bimba, il giorno successivo avrebbe portato Ginevra con sé e le avrebbe fatto scegliere la sua cameretta, era un modo per non farla sentire esclusa. Non avrebbero mai agito, lui e Lea, come molti genitori che usavano i loro figli per ferirsi.

            La notte fu insonne, Luca non riusciva a pensare ad altro che al suo fallimento come marito, in realtà sapeva benissimo che tutto ciò che era accaduto era l’insieme dei comportamenti di entrambi, ma, nonostante questo, il sonno tardava venire fino a quando la stanchezza ebbe la meglio sui suoi pensieri. Il risveglio non fu certo dei migliori, così preferì fare frettolosamente una doccia, vestirsi e uscire per fare colazione. Il bar, dove lui era solito andare, era stranamente vuoto e capì il perché quando diede uno sguardo al cellulare, erano le 6.30.

            Finito di fare colazione, decise, vista l’ora, che avrebbe avuto il tempo di andare a salutare la sua bambina. Trovò Ginevra intenta a finire la sua tazza di latte e biscotti, la bimba fu felicissima, ma contrariamente al solito tenne un po’ il broncio prima di stampargli un enorme bacio sulla guancia. La parte più difficile era proprio questa, quella di far capire a sua figlia che il suo papà continuava ad amarla come prima, nonostante fosse andato via da casa.
Lea gli chiese se voleva accompagnare la bimba a scuola, così da poter rimanere con lei ancora un po’ di tempo e fu così che Luca si ritrovò mano nella mano con la sua piccola lungo i viali che, con gli alberi fioriti, annunciavano l’arrivo della primavera.

            Durante questa breve passeggiata Ginevra lo tempestò di domande, molte delle quali rimasero senza risposta perché la bimba parlava senza interrompersi un momento. Luca la lasciò, anche se a malincuore, sul portone della scuola, sua figlia si voltò per mandargli un enorme bacio, lo salutò con la sua manina e gli sorrise, fu quel sorriso e quel visino che aprì a Luca una porta verso il futuro, un futuro in cui sicuramente tutto sarebbe andato meglio dell’oggi, e quello che un tempo gli ripeteva suo nonno: “Il tempo è un galantuomo, dai tempo al tempo” in quel preciso istante assunse il suo vero significato.