COME USCIRE DAL SILENZIO

COME USCIRE DAL SILENZIO

Autore: Anita Orso

Voi credete alle coincidenze? Stavo dando un occhio alle cartelle archiviate nel pc e ho aperto la cartella “lockdown” – anno 2020”. Questo titolo, o meglio questa parola, pur essendo inglese, è penetrata nella testa di tutte le persone che popolano il nostro pianeta ed è diventata drammaticamente “virale”. All’interno della cartella ho riunito tutta la mia “scrittura” di quel periodo, racconti letti nei social, stand up comedy condivise con persone del Teatro ecc… una rapida lettura e poi inizio a navigare nella rete per ricercare dei bandi per progetti che si colleghino alle attività artistiche di mio interesse.

Casualmente ne trovo uno che mi colpisce in modo singolare. Leggo la finalità del bando: offrire ai giovani proposte efficaci e coinvolgenti per favorire la ripresa della socialità e contrastare il disagio giovanile, soprattutto nelle fasce più colpite dall’isolamento sociale conseguente ai lockdown prolungati e alla sospensione delle attività abitualmente svolte nei centri/luoghi di aggregazione.

Così, ritrovo per la seconda volta quella parola in grassetto e mi soffermo a riflettere su quanto e come i giovani, dai 15 ai 34 anni (target dei destinatari) siano stati e ancora lo sono, colpiti dalla pandemia di COVID-19 in maniera allarmante. 

Mi chiedo quanto sia statisticamente grave la situazione sociale attuale, se per esempio la Regione Lombardia finanzierà con un contributo a fondo perduto gli Enti pubblici e privati, le Istituzione scolastiche, le Associazioni, le Cooperative sociali e così via, che presenteranno un progetto con laboratori artistici, musicali e sportivi per supportare i soggetti fragili, maggiormente a rischio per le ripercussioni negative dell’isolamento “forzato”.

Non è necessario che io ricopra un ruolo professionale come psicologo, pedagogista o educatore per capire che un intervento progettuale per sostenere giovani vite in un percorso di inclusione sociale e di assistenza psicologica, sia indicatore di una urgenza che va affrontata con determinazione.

Dopo aver letto il bando mi è sorta una profonda amarezza, perché l’idea di attività artistiche o sportive da proporre ai giovani generalmente la intendevo come una opportunità di crescita personale, di sviluppo relazionale, di cooperazione, di inclusione, con una visione propriamente ludica; invece, l’arte e lo sport sono diventati dei mezzi terapeutici, fortunatamente efficaci, per contrastare delle problematiche molto serie.

Penso allora a Giovanni, chiuso nella sua camera da letto a guardare il cellulare. Nessun amico lo chiama per andare a giocare a pallone.

A Lucia che non va d’accordo con sua madre e che vorrebbe andarsene da casa, ma non sa dove rifugiarsi e non lascia entrare nessuno nel suo mondo fatto di silenzi.

A Marco che non vuole terminare gli studi, tanto a che cosa gli servirà il diploma di una scuola che ha sempre detestato?

A Luigi che ha perso il lavoro e non riesce a trovarne uno di decente che gli consenta di portare a casa un salario dignitoso per far crescere i suoi due gemelli appena nati.

A Rosa che sta sempre da sola a ricreazione perché le altre ragazze non la vogliono accanto. Lei non veste bene ed è pure troppo grassa. 

Giovanni, Lucia, Marco, Luigi e Rosa, ci conosciamo, seppure non ci siamo mai incontrati, non abbiamo scambiato una parola e neppure ci siamo toccati. Vi riconosco in ogni dove e in ogni tempo perché voi esistete, siete esseri umani fragili che devono sempre essere ascoltati. Fatevi sentire perché…

Nulla impedirà al sole di sorgere ancora, nemmeno la notte più buia. Perché oltre la nera cortina della notte c’è un’alba che ci aspetta.

(Khalil Gibran)