BULLISMO E PREVARICAZIONE

BULLISMO E PREVARICAZIONE

Autore: Davide Libralato

Immagine di Keira Burton

Ultimamente mi sono fermato a riflettere più del solito su come sia diventato normale e moralmente lecito la condivisione di video di ogni tipo che diventando così virali e alla mercé di tutti girano in qualsiasi parte del mondo e alla velocità della luce. Da un po’ di tempo stiamo apparentemente (l’uso dell’avverbio è d’obbligo) puntando alla diffusione di un’educazione volta al rispetto e all’accoglienza di tutti gli individui. Ogni situazione influente quale può essere lo sport, il cinema, la musica o qualunque altra forma d’arte ci sta giustamente inoculando positivamente (qui invece l’ossimoro è voluto) una molteplicità di messaggi volti a combattere ogni manifestazione di violenza o prevaricazione nei confronti (soprattutto) del più debole. Ma, come per magia, puntualmente e a prova di click, ci sbellichiamo dalle risate ogni volta che ci arrivano e che ricondividiamo video ritraenti personaggi sicuramente discutibili, che denotano evidenti problematiche sociali e comportamentali e che sono alle prese con situazioni al limite. Qui non parliamo solamente di bullismo, ma di errata percezione di alcune realtà che portano a reazioni del tutto fuori luogo. Senza entrare nel dettaglio per rispetto di quel pover’uomo che in poche ore è diventato lo zimbello di chissà quante persone nel mondo, mi sto riferendo a quella clip che pochi giorni fa girava nelle chat di ogni piattaforma. In questo filmato un uomo in evidente stato confusionale stava compiendo su sé stesso gestualità che oltre ad essere poco “ortodosse” (e qui voglio precisare che dal mio punto di vista ogni individuo senziente è libero di fare ciò che vuole su e con sé stesso purché non coinvolga altre persone adulte non consenzienti) venivano consumate in un luogo pubblico. Ora io dico: chi di noi nella nostra vita non ha direttamente o indirettamente conosciuto o avuto a che fare con dei personaggi di paese che avevano quantomeno un trascorso o usi e costumi poco convenzionali per svariate tipologie di problemi? Cosa ci hanno insegnato a parte stare con gli occhi bene aperti per non incorrere a rischi più o meno calcolati? Sicuramente a non schernire la persona ogni volta che la incrociavamo per strada ad esempio. Etichettandola o evidenziando i suoi problemi. Dati però i fatti e quella che è diventata la quotidiana normalità, ritengo che siamo un pessimo modello per i nostri figli e per la loro (cattiva) educazione, attribuendo soventemente le colpe a terzi e riversando ad essi responsabilità che non hanno rendendo nulli tutti quegli insegnamenti che noi in primis non riusciamo a seguire. Dovremmo pensare che se i soggetti presi di mira fossero i nostri genitori o nostro zio o nostro fratello non saremmo così contenti se diventassero lo zimbello di orde di individui pronti a ridere costi quel che costi. Perché sono sicuro che in quel caso noi stessi, sentendoci coinvolti direttamente data la “conoscenza” con il malcapitato, non avremmo molto da ridere. Questa mia riflessione non vuole essere un rimprovero bacchettone o una discolpa a me stesso, anzi. Ritengo arrivi per ciascuno di noi quel momento nel quale dobbiamo fermarci e riflettere su alcune cose, soprattutto forse su quelle che diventano inspiegabilmente di routine e alle quali non ci opponiamo perché richiede troppa fatica mentale. Ridere fa bene ed è una pratica che va assolutamente coltivata, ma è giusto creare situazioni di sano divertimento, dove non sia necessario prendere di mira nessuno gratuitamente. Queste sono le basi per un comportamento più civile e coscienzioso. 

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